L’amaro: da digestivo a drink di tendenza

  L a m a r o : d a d i g e s t i v o a d r i n k d i t e n d e n z a

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Nuova gloria per gli amari italiani. Per anni confinati al ruolo di digestivo “old fashioned” o classico “bicchierino del dopocena”, oggi l’amaro sta vivendo una seconda giovinezza, diventando il protagonista di quello che gli esperti definiscono il Rinascimento del buon bere all’italiana, in compagnia di altri “mostri sacri” della nostra tradizione, quali il limoncello o il cordiale.

Ma come nasce l’amaro? E a cosa si deve il nuovo successo degli ultimi anni?

L’amaro: una storia antichissima

Quella dell’amaro è una storia che si perde nella notte dei tempi. Saggi greci, alchimisti arabi, e poi ordini religiosi e farmacisti hanno da sempre cercato di creare elisir di lunga vita e bevande curative, attraverso l’infusione nel vino e nei suoi derivati di piante ed erbe aromatiche. Usati per secoli come “medicina” in grado di curare ogni tipo di malanno, fu solo dopo la scoperta dell’America e l’arrivo delle spezie in Europa che il sapore dell’amaro diventa “gradevole” e questo ne determinerà il successo prima alla corte di Caterina de’ Medici e poi, da metà ’800, nei salotti aristocratici.

È proprio in questo periodo che la parola “amaro” si inizia a utilizzare per indicare una bevanda specifica, distinta dai preparati farmaceutici grazie all’aggiunta dello zucchero, ingrediente che in breve tempo trasforma gli amari in apprezzati digestivi e gustose bevande da fine pasto. Con la prima guerra mondiale, arriva il primo vero momento di crisi per gli amari italiani, che tornano ad essere utilizzati a fini curativi. Sarà poi con il successivo boom economico che l’amaro si diffonderà nelle case degli italiani come irrinunciabile ammazzacaffè, ruolo in cui resterà confinato, nell’immaginario collettivo, per numerosi decenni.

 

Amaranca e gli altri: tutta un’altra storia
Finalmente arriviamo ai giorni nostri, caratterizzati dal ritorno in auge dell’amaro. Un successo che ormai non conosce confini, tanto che Matteo Zed, bartender esperto e appassionato di amari italiani ha dichiarato: “in America parlare oggi di amaro è come parlare di gin”. Come dimostrano gli ultimi studi di settore, il consumo dell’amaro fuori casa e nei locali di tendenza è in netto aumento, anche tra i più giovani: oltre a essere richiesto come aperitivo o after dinner, l’amaro sta diventando protagonista del mondo della mixology come ingrediente o semplice dash.

Ma a cosa si deve questo successo?
Merito delle strategie di riposizionamento intraprese da molte aziende produttrici, della creatività e la voglia di sperimentare dei giovani bartender italiani, nonché del boom degli amari negli Stati Uniti e del revival dei drink vintage, ma non solo!

Gli amari di successo, oggi, sono amari a base di materie prime del territorio in cui vengono prodotti e di cui diventano testimonial. Amari dal gusto contemporaneo e versatile, apprezzati dagli appassionati della tradizione, ma anche dai più giovani, fruitori di un modo di bere sempre più responsabile, consapevole e sostenibile, nonché cultori del made in Italy.
Amari come Amaranca, il nostro Nobile amaro dell’Etna, a base di arancia selvatica ed erbe aromatiche locali, ispirato dalle tradizioni e dalla passione tipica della nostra amata terra.